Riceve l’esito del tampone che non ha fatto
ARCIDOSSO. Se non ci fosse già almeno un precedente, la vicenda sarebbe incredibile: riceve a casa il risultato del tampone rino-faringeo, che rileva se si è stati contagiati dal coronavirus, ma lei non si è mai sottoposta a quel test. Non solo: il mittente non è l’Azienda Usl Toscana sud est – cioè la “sua” Asl, dato che risiede sull’Amiata – bensì un’altra azienda sanitaria sotto l’egida della quale non ha mai beneficiato di alcun servizio e/o trattamento sanitario.
Tutto ciò è quanto accaduto a Rosella Mori, 65 anni, residente ad Arcidosso. È settembre quando riceve una busta: gliel’ha spedita l’Azienda Usl Toscana Centro e, in particolare, arriva dal presidio ospedaliero via Suor Niccolina 22, a Prato. Si tratta del risultato di un tampone rino-faringeo, test di cui ormai da mesi si parla senza tregua: in effetti l’esito dell’esame è dubbio in quanto si legge “campione mancante”. Ma tutto il resto è inequivocabile: coincide il nome, il cognome, la data di nascita, l’indirizzo e il comune di residenza. Significa, stando a quel documento, che Rosella Mori, 65 anni, residente ad Arcidosso si è sottoposta al tampone.
«Ma io non ho mai avuto neanche necessità di fare il test per il coronavirus – spiega al Tirreno – Non ho avuto contatti a rischio, sto molto attenta e trascorro molto tempo a casa». «E soprattutto – aggiunge – non mi sono mai rivolta all’Asl Toscana Centro», mentre sul referto si legge “richiedente referto: Igiene e Sanità pubblica Prato”.
Ricevuta la busta, Rosella ha cercato di capire cosa fosse accaduto: «Li ho contattati – dettaglia – ma non mi hanno saputo dare spiegazioni: una volta mi hanno detto che non c’era il responsabile, un’altra volta che non c’era la professionista che ha firmato il referto». Rosella è riuscita solo a comprendere che “campione mancante” significa che il quantitativo di materiale biologico prelevato con il bastoncino – le hanno spiegato – non era sufficiente per fornire un esito certo.
Oltre alla sorpresa iniziale e poi l’enigma da risolvere che è rimasto un mistero, Rosella ha dovuto persino dare qualche spiegazione in famiglia: «Mi hanno chiesto, comprensibilmente, per quale ragione mi ero sottoposta al tampone senza dirlo a nessuno – racconta – Ma io non l’ho proprio fatto! ».
Rosella ha deciso di raccontare il suo caso dopo aver appreso dai giornali la dolorosa vicenda per cui un padre, un geometra fiorentino, ha ricevuto qualche giorno fa il risultato del test per Covid del suo bambino, morto diciotto mesi fa; anche in questo caso il mittente era l’Azienda Usl Toscana Centro, presidio ospedaliero di Prato; il piccolo sarebbe stato sottoposto al test il 29 settembre secondo il documento ma, nato il 10 febbraio 2019 all’ospedale di Careggi di Firenze, il piccolo è morto il 22 marzo dello stesso anno all’ospedale pediatrico Meyer.
Il Tirreno ha sottoposto il caso di Rosella Mori all’Asl Toscana Centro, mittente del “referto”. L’azienda sanitaria è orientata a pensare a «un errore anagrafico o a un errato inserimento dei dati, ma sarebbe necessario – aggiunge – un ulteriore approfondimento della fase della richiesta» per risalire a quanto accaduto. La spiegazione più plausibile resta quella di un errore nella scrittura del codice fiscale di chi ha davvero richiesto il tampone e che probabilmente ha un codice fiscale molto simile a quello di Rosella.
