Francia: professore decapitato, fermate 4 persone tra cui un minore
Quattro persone, fra le quali c'è anche un minore, sono state fermate nella notte dalla polizia per la morte ieri pomeriggio del professore di storia, sgozzato e decapitato da un giovane di diciotto anni, vicino a un college a Conflans-Sainte- Honorine, periferia occidentale di Parigi. A quanto si apprende, queste persone provengono dalla cerchia familiare dell'aggressore ucciso dalla polizia.
L’aggressore, ha gridato «Allah Akbar» e poi ha agito: con ferocia, con determinazione. Subito dopo ha fotografato la testa insanguinata del docente per terra e ha postato quell’immagine ferocemente cruenta su Twitter. È poi fuggito, ancora armato di un coltello, per poche centinaia di metri, prima di essere individuato dalla polizia, che era già stata chiamata prima dell’assalto, perché quel giovane strano, che vagava intorno alla scuola, aveva destato dei sospetti. Gli hanno gridato di abbassare l’arma a terra. Lui non voleva farlo, si mostrava aggressivo. Alla fine i poliziotti lo hanno ucciso.
Tutto è scaturito da un corso tenuto in classe una settimana fa dal professore (sono noti il suo nome, Samuel, e l’iniziale del cognome, P.), che in quell’occasione aveva parlato della libertà di espressione e mostrato delle caricature di Maometto, le stesse pubblicate da Charlie Hebdo. Dai primi elementi, il giovane sarebbe di origini cecene e di fede musulmana, ed è nato a Mosca diciotto anni fa.
L’inchiesta è stata affidata alla Procura nazionale anti-terrorismo. In uno dei messaggi su Twitter avrebbe scritto: «A Macron, capo degli infedeli, ho giustiziato uno dei tuoi cani dell’inferno». L’uomo, che avrebbe anche rivendicato l’attacco a nome del gruppo Al Ansar, faceva parte di una banda di Eragny, il comune dove è stato ucciso. Uno dei componenti della banda è schedato come islamista radicale.
L’omicidio del professore arriva dopo che, tre settimane fa, un giovane di 25 anni, originario del Pakistan, era andato, in piena Parigi, davanti all’edificio, che un tempo ospitava la redazione di Charlie Hebdo. E lì aveva assalito due giovani, ferendoli gravemente. Credeva fossero giornalisti del settimanale satirico e che la sua sede si trovasse ancora lì.
Proprio in questi gironi nella capitale francese è in corso il processo contro i complici degli attentatori che effettuarono le stragi nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato Hyper Cacher nel gennaio 2015. All’inizio del processo il giornale aveva deciso di pubblicare di nuovo le caricature di Maometto, all’origine dei problemi di Charlie Hebdo e dell’odio scatenato dagli estremisti islamici a livello planetario. Quella decisione aveva spinto folle di musulmani, in Iran e in Pakistan, a scendere in strada. E a promettere vendetta contro i giornalisti e tutti gli occidentali responsabili di blasfemia.
