Il turismo secondo Harari: «Ecco i gioielli archeologici di casa nostra»
PAVIA. A fine febbraio, prima che la Lombardia chiudesse i confini, insieme ai suoi studenti di Etruscologia è rientrato da un viaggio di quattro giorni tra Volterra e Cortona, dove si narra che Ulisse abbia trovato sepoltura. Un itinerario culturale sulle tracce del mitico re di Itaca, che il professor Maurizio Harari, ordinario di Archeologia all'Università di Pavia, propone anche ai lettori del suo ultimo libro “Andare per i luoghi di Ulisse” (Il Mulino editore, per la collana Ritrovare l'Italia). Una guida d'autore per fare nuove scoperte, pur muovendosi all'interno dei confini nazionali.
Professor Harari, la pandemia per ora ci obbliga a restare nei dintorni di casa. Possibilmente all'aperto. Possiamo trasformarla in occasione?
«Se la nostra città fosse in Lazio, Sicilia o Campania il viaggio archeologico non sarebbe difficile da organizzare, ma la Lombardia non è affatto male. Senza allontanarci troppo da Pavia, due mete interessanti sono la romana Libarna, sulla riva sinistra dello Scrivia poco distante da Serravalle, e Velleia, nel piacentino. Aree di piccole dimensioni ma di grande interesse. L'Italia del Nord è disseminata di luoghi e monumenti, le distanze non sono enormi. E poi ci sono i musei».
Quali suggerisce?
«Quasi a km zero mi piace ricordare, oltre ai Musei Civici di Pavia, anche quello archeologico di Casteggio e il museo nazionale di Vigevano, nel castello, sia per la fase pre-protostorica lomellina sia per quella romana con corredi di tombe presentati in modo davvero efficace nel loro contesto. Ma facendo qualche chilometro in più vale la pena di visitare la mostra sugli etruschi, appena riaperta a Bologna. La più importante degli ultimi 30 anni. Chiude il 29 novembre».
Restiamo in zona, a Rivanazzano è in corso una campagna di scavo.
«La dirige il collega Stefano Maggi. Non è un'area allestita per il pubblico ma ogni anno, a fine campagna, viene organizzata una visita. E' molto interessante perché offre uno sguardo su un paesaggio agrario moderno che tuttavia non è tanto distante da quello di epoca romana. E se si sale in alto con un aeroplanino o con un drone si può notare come non solo in quel tratto, ma anche in uno spazio più vasto a valle, si sia conservata l'antica parcellizzazione delle terre distribuite ai coloni. Diciamo che conserva l'imprinting di un paesaggio antico».
Un altro modo per rileggere la storia? Si può fare un tuffo nel passato anche passeggiando tra i campi?
«Si, conservando però la capacità di lettura delle azioni storiche. Le leve emozionali sono importanti, vengono usate anche nel turismo culturale. Non è una brutta cosa l'emozione, crea una relazione tra la persona che osserva e ciò che sta attorno. Tocca però poi all'esperto guidare chi vive l'emozione, creare le giuste distanze temporali e antropologiche perché in quello stesso luogo, ma in un'altra epoca, uomini, costumi, credenze religiose sono stati certamente molto diversi. Noi occidentali siamo immersi in un panorama pieno di segni, cattedrali, chiese, lapidi, colonne che ci parlano e che siamo in grado di capire. Ma al tempo stesso sono lontane, in relazione con uomini del passato. La guida deve saper giocare su questa polarità».
Lei mette a disposizione le sue competenze anche per accompagnare i turisti in viaggi speciali, in varie parti del mondo.
«Si tratta di viaggi organizzati da associazioni culturali per gruppi di turisti impegnati, riflessivi, non distratti, interessati ad approfondire. Lo scorso anno siamo stati in Etiopia, un viaggio suggestivo, mistico. Purtroppo molti luoghi ora ci sono preclusi dai conflitti e dalle situazioni politiche instabili. Ma abbiamo viaggiato in Libia, Egitto, Algeria, Giordania».
Tornando in Italia, nel suo libro, invita a seguire le orme del mito di Ulisse.
«Nella costruzione del libro non mi ha guidato una logica di itinerari in senso stretto bensì di immagini, ma so che qualcuno l'ha utilizzato come base per muoversi tra Volterra, Cortona, Tarquinia, Roma e la Sicilia. Il mio narrare è una libera combinazione di idee, letture, citazioni cinematografiche e musicali che i luoghi hanno evocato. E il mito di Ulisse è davvero trasversale». —
