Parla Ramagli, il coach non confermato dall’Apu: «Pretendo soltanto rispetto»
UDINE. «Io tratto tutti con la massima correttezza, pretendo che si faccia altrettanto. Resto a disposizione della società con cui il 21 maggio ho firmato un pre-contratto».
Basterebbe questo per inserire l’ex coach dell’Old Wild West Udine nella categoria dei “signori” e di quelli con la “S” maiuscola. Ma c’è dell’altro. Molto altro. Perché Ramagli è finito dentro alla bufera tra il presidente Pedone e l’ex a.d. Micalich e ora si trova a piedi. Suo malgrado. Adesso si dice «dispiaciuto e sorpreso» e chiede solo rispetto.
Coach, quando ha cominciato a sentire puzza di bruciato?
«Solo negli ultimi giorni quando è scoppiata la bufera. In aprile, primo nel club, avevo firmato la risoluzione del contratto causa coronavirus con senso di responsabilità. Da quel momento, fino al 20 maggio, giorno dell’accordo per il rinnovo, avrei potuto essere “scaricato” in qualsiasi momento e l’avrei capito.
Invece, quando a inizio maggio, l’Apu ha cominciato a pianificare il futuro, a emergenza sanitaria attenuata, io sono stato parte del progetto, conscio che sarebbe stata una stagione di sacrifici. Poi il 5 giugno mi sono trovato a casa. Ecco, sono rimasto sorpreso e amareggiato, le strette di mano e gli accordi per me hanno un valore».
Prima della bufera dove era rimasto?
«Al pre-contratto firmato il giorno dopo la conference call in cui il presidente mi affidava l’incarico».
E adesso con quel contratto?
«Resto a disposizione della società, conscio che tra gentiluomini si troverà una soluzione. Ho visto che il club si è mosso ingaggiando Boniciolli, che conosco bene e stimo e a cui auguro buona fortuna. Io sono uno di quelli che ha sempre un occhio di riguardo per le società in cui ha lavorato».
In sostanza Pedone dice che lei ha pagato la sua eccessiva vicinanza a Micalich. È d’accordo?
«Macché. Mi sono sentito spettatore non pagante di quanto accaduto. Ho cercato anche di far ricomporre la diatriba, non ci sono riuscito. Io non stavo dalla parte di nessuno se non dell’Apu. Nelle società in cui ho allenato ho sempre individuato subito e rispettato la catena di comando.
Il presidente è un imprenditore di successo impegnato con le sue aziende, a lui la parte sportiva diretta doveva dare delle soluzioni. Era normale, perciò, che mi sentissi ogni giorno con il g.m. e meno col presidente. Detto questo, il presidente ha deciso di cambiare guida tecnica: ci sta, ci mancherebbe. È legittimo che un timoniere cambi la rotta, purché si rispettino i patti e le persone».
Ci faccia un ritratto dei due litiganti. Micalich?
«È il cuore della pallacanestro udinese, ha una passione smisurata per il gioco. Lo vedi non quando gioca la serie A, ma la Under 16 o la serie C».
Pedone?
«Ha la passione per le cose che fa. Non so se sia un appassionato di basket viscerale, ma è un imprenditore di grande qualità. Comunque sia sono due persone a cui resterò legato».
Micalich vorrebbe portare una serie B a Udine: la allenerebbe?
«No, se tornerò ad allenare da qualche parte non sarà a Udine».
Allo scoppio dell’emergenza ci aveva detto: voglio tornare e terminare il mio lavoro ...
«Avevamo una squadra che era uscita rafforzata da mille difficoltà, non so come sarebbe andata a finire, ma senza la pandemia, ci saremmo giocati le nostre carte perché il gruppo era solido e aveva un’attitudine fondamentale per passare i turni di play-off: saper vincere in trasferta».
Dentro di sé cosa sente?
«Amarezza: le stagioni non nascono mai “belle, belle”, ma noi avevamo direzionato la barca, risolto i problemi. Pazienza. Ci è mancata l’ultima scena».
Cosa le mancherà del Friuli?
«Udine e la sua eleganza, ma anche la grande convivialità della gente. Mi mancheranno il Carnera, un luogo magico, e, siccome sono un mangiatore, alcuni ristorantini deliziosi».
Cosa si rimprovera?
«Io cerco sempre di essere umile e guardare al futuro, forse ogni tanto sarebbe giusto tirar fuori il mio curriculum di campionati e coppe vinti».
Grazie “signor” Ramagli, anzi “Signor” coach. Buona fortuna. —
