Edilizia in crisi nel Bellunese, a casa 9 mila lavoratori: «Rischio di infiltrazioni mafiose»
BELLUNO. Preoccupa il futuro dell’edilizia bellunese. E non solo per quanto riguarda la ripresa dei lavori. L’allarme suona anche per per le possibili infiltrazioni mafiose e ‘ndranghetiste che potrebbero registrarsi nel post-Covid. Per questo motivo, il segretario della Fillea Cgil, Marco Nardini, chiede la convocazione di un tavolo ad hoc in prefettura.
Analisi del settore
Nessuna delle 300 imprese edili bellunesi è riuscita a evitare la cassa integrazione. «Questo significa 3 mila lavoratori a casa, addirittura 9 mila se si considera l’indotto del settore», precisa Nardini. Ma la cosa ancora più allarmante è che «alla maggior parte di questi lavoratori, dipendenti perlopiù di imprese artigiane con un basso numero di addetti, non è ancora stata pagata la cassa in deroga», critica il sindacalista. «Le aziende, per non incidere sui bilanci già risicati, hanno deciso di non anticipare nemmeno la cassa integrazione ordinaria, lasciando migliaia di dipendenti senza uno stipendio». E cosa dire poi del settore del legno che ha lavorato fino a maggio abbastanza tranquillamente? «Ora le imprese, non potendo più esportare il legname, stanno chiedendo ulteriori periodi di ammortizzatori sociali, qualcuna sta addirittura meditando di chiudere». Una situazione, quella del legno, ancora più pesante dell’edilizia, proprio perché si tratta di imprese piccole.
Inizio anno incoraggiante
Eppure il 2020 era partito molto bene, come precisa il segretario della Fillea. «Avevamo registrato un aumento del 15% del monte salari, quindi speravamo in una buona ripresa. Poi il coronavirus ha rovinato tutto, riportando il settore dell’edilizia ai risultati pre 2010. A marzo abbiamo registrato un -40% di massa salari, e ad aprile un -60%».
La ripresa sembra arrivare pian piano, anche se le imprese bellunesi vengono fuori da tre mesi di cassa invernale (da dicembre a febbraio) che il Covid ha prolungato fino a ora, con l’aggravante che pochissime aziende hanno anticipato la cassa. Per venire in aiuto a imprese e lavoratori la cassa edile ha pensato di anticipare parte dell’accantonamento che viene dato a fine anno, erogando anche il premio di categoria. «Abbiamo aiutato le imprese permettendo loro di rateizzare i versamenti alla cassa edile», tiene a precisare Marco Nardini.
Cassa edile in difficoltà
In questi mesi di emergenza, c’è stata la possibilità di derogare al lockdown. «Noi siamo stati fortunati, perché avevamo in piedi diversi cantieri, come quelli di Vaia, dei Mondiali, del dissesto idrogeologico e qualche lavoro privato. Abbiamo controllato tutte le imprese che hanno ripreso per verificarne l’attinenza al protocollo per la sicurezza».
Oggi, stanno lavorando diverse imprese in vari settori dalla messa a terra dei cavi elettrici a quelle per la stesura della banda larga e per la posa dei condotti del gas. «Purtroppo la maggior parte di queste non hanno contratti edili», fa notare Nardini, «appartenendo ai settori del metalmeccanico, dell’agricoltura, dei multiservizi o delle cooperative. Questo significa che, pur accaparrandosi appalti con soldi pubblici e fondi di confine, non versano un euro nella cassa edile, che sta soffrendo. Le nostre casse rischiano di rimanere a secco».
Occhio ai subappalti
La situazione rischia di aggravarsi se il governo dovesse decidere di abbassare la soglia dei lavori da subappaltare, portandola intorno dal 40-50%. «Significherebbe non riusciremo più a tenere sotto controllo queste imprese, che sono per la maggior parte microimprese. Se questo dovesse succedere, la provincia di Belluno potrebbe diventare terreno fertile per infiltrazioni di gruppi mafiosi o ‘ndranghetisti. Ed è per questo che, come Fillea Cgil e Filca Cisl, abbiamo chiesto alla Prefettura di avviare un tavolo di confronto».
«Il Veneto ha un elevato tasso di infiltrazioni mafiose nata dalla commistione di banche, cantieri edili, malaffare, mafia. L’abbassamento delle percentuali di subappalto, che noi sindacati abbiamo sempre combattuto, non farà che aumentare questo rischio», ribadisce preoccupato Marco Nardini, che aggiunge, in conclusione: «Siamo contrari a queste scelte del governo, ma per evitare problemi è necessario tenere altissima la guardia. Ecco la necessità di un tavolo in prefettura per mettere in piedi un sistema di controllo efficace».
