Cortocircuito dei buoni propositi
Le famiglie e le imprese hanno bisogno di liquidità. Non bastano buone intenzioni e bonus fiscali, serve un impegno straordinario per rendere disponibili, spendibili, le risorse incagliate nelle mille pieghe dell’apparato amministrativo. La tesi è condivisa e rilanciata. E mica solo dai politici alla riconquista degli affacci televisivi ceduti a scienziati, divulgatori e furieri di rincalzo: persino il travagliato Csm ha trovato modo di intervenire. Le linee guida approvate giovedì dal plenum indicano alle sezioni fallimentari dei tribunali la priorità di distribuire le somme già disponibili nelle procedure aperte e invitano a far presto con nuove tornate di esecuzioni immobiliari (prime case debitamente escluse) per pagare i creditori. «In tal modo, oltre a definire celermente un gran numero di procedure, si otterrà l’effetto, oggi quanto mai necessario, di immettere liquidità nel sistema», testuale. Lineare. Di una linea che da queste parti si ingarbuglia.
Bologna ha prolungato lo stop alle aste almeno fino a settembre, dichiarando di non voler apparecchiare ottimi affari per la criminalità. Ferrara idem, nella sostanza: esecuzioni rimandate a data da destinarsi, ma non perché si intravedano le ombre lunghe di una qualche mafia, piuttosto per l’impossibilità dichiarata a garantire il distanziamento fisico durante le procedure. Procedure che spesso vanno deserte, vero, ma che in qualche occasione paiono veri e propri mercati, argomentano i magistrati. Fin troppo facile chiosare che guanti, mascherine e transenne hanno permesso di riaprire tutti i mercati: gli alimentari da più di un mese, poi l’abbigliamento, ora anche i banchi degli hobbisti.
È una storia minima, ma esemplare. Racconta di un cortocircuito lampante tra le enunciazioni di principio e la pratica, uno dei troppi che segnano la stanca ripartenza di uffici e servizi pubblici.
Buona domenica.
