Caos magistratura, scoppia il caso Albamonte. Gasparri: il pm partigiano ignorò la mia denuncia
Sono giorni in cui i riflettori sono puntati sulla magistratura e in cui, tra intercettazioni, dichiarazioni e connessioni tutte da approfondire e chiarire, si delinea una trama ordita da correnti e associazioni private mirate a impossessarsi di organi di rilievo costituzionale. Tra carriere fulminanti di persone spesso non all’altezza e pedine rimaste incautamente fuori dalla spartizione di ruoli e cariche sullo scacchiere del potere. Insomma, è un momento in cui, come ha dichiarato appena ieri Paolo Mieli, la “melma” emerge dalle intercettazioni del caso Palamara.
In un lungo editoriale sul Corriere della Sera Paolo Mieli mette in fila, ricostruendole meticolosamente, tutte le puntate dello scandalo che ha coinvolto la magistratura e più in generale la giustizia italiana nelle ultime settimane. Gli inquietanti scenari dell’affaire Bonafede-Di Matteo. Le accuse e le giustificazioni incrociate dell’ex magistrato Luigi De Magistris sulle nomine al Dap.
Scandalo magistratura, il caso Gasparri-Albamonte
In questo clima il senatore azzurro Maurizio Gasparri solleva il caso di Eugenio Albamonte, il magistrato che indaga su CasaPound. E ne ricostruisce profilo e operato dalle colonne de Il Giornale, parlando di lui come di un «simpatizzante dei partigiani», ma a detta dell’esponente di Forza Italia, anche «negligente». «I fatti risalgono al 2014 – racconta il politico al quotidiano – quando presentai una denuncia in cui raccoglievo in maniera dettagliata e documentata 3-400 messaggi di insulto che mi erano arrivati sui social. Molti dei profili erano chiaramente riconoscibili, ma non avendo notizie, dopo qualche tempo decisi di chiamare, attraverso la Batteria del Viminale, il procuratore capo di Roma Pignatone». Il quale diede seguito alle richieste di chiarimento di Gasparri e si informò. «Mi richiamò – prosegue il senatore forzista – e mi disse il numero pratica e che di queste vicende si occupava l’allora sostituto procuratore Eugenio Albamonte. Che aveva in affidamento le indagini su questi reati informatici. Aggiunse che, però, al momento non aveva notizie. Devo dire che non ho più saputo niente e che il magistrato non mi ha mai chiamato per essere ascoltato».
«Ho l’impressione che Albamonte non abbia indagato perché io gli faccio schifo»
Il senatore sapeva e sa bene, per esperienza, «che il più delle volte la magistratura dice che il problema è risalire ai motori di ricerca. Perché i messaggi viaggiano nel mondo». Ma, aggiunge anche, il rinvio a esami informatici potrebbe essere anche «un pretesto. Perché in realtà – aggiunge emblematicamente – quando il personaggio non è gradito, non si fanno indagini. Ci sono politici di centrodestra che per un retweet sono stati lapidati». Come a dire insomma: e Gasparri lo dice fuori dalle righe, «che Albamonte non ha indagato perché non sono dell’associazione partigiani. O del comitato antifa che sfascia le vetrine in America. Non lo so. Ricordo che una volta, essendo parte lesa, sono stato ricevuto da un procuratore aggiunto la cui stanza – dice ancora – era costellata di gagliardetti dell’Olp e di altre organizzazioni palestinesi». «Nulla di illecito – conclude il senatore – ma mi sembrava di stare in un comitato di al-Fatah e non negli uffici della Procura. Ho l’impressione che Albamonte non abbia indagato perché io gli faccio schifo. E quindi riteneva giusto che mi insultassero». E le sue parole rimandano al quadro di una “mattanza della verità” strumentale all’accertamento mirato.
Gasparri annuncia «un’interrogazione a Bonafede per denunciare la mancata indagine»
Forse, allora, è proprio in questo quadro che vanno a collocarsi, per una interpretazione a 360 gradi, le esortazioni di fine aprile, invocate dal pm romano che a piazzale Clodio da oltre dieci anni si occupa dei reati informatici, ed è segretario di Area, la corrente di sinistra dei giudici. In quei giorni, interpellato sul caos delle Procure e sul caso Palamara, Albamonte dichiarò, e Repubblica rilanciò: «Attenzione, se la giustizia non riparte subito andremo incontro a una crisi epocale del sistema. E poi serviranno anni per rimetterlo in piedi». Invece i chiarimenti sono d’obbligo. E a tal proposito, non a caso, Gasparri annuncia «un’interrogazione all’attuale ministro per denunciare la mancata indagine» sul suo caso. Per «capire se vogliono prendere dei provvedimenti disciplinari nei confronti di un magistrato negligente perché prevenuto» nei suoi confronti.
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