Emergenza catastrofi naturali: Italia sesta per vittime dal 1999
Venezia lo ha mostrato al mondo, ma sono decine gli esempi in tutta Italia di disastri naturali. L’annuale Climate Risk Index non ha che confermato quanto già era evidente: il nostro paese è fra quelli più a rischio per eventi meteorologici estremi collegati alla crisi climatica e negli ultimi vent’anni ha avuto un numero molto elevato di morti.
La ricerca, pubblicata in occasione della Conferenza sul clima in corso a Madrid (Cop25), è basata su uno studio di Germanwatch e calcola in quale misura i Paesi del mondo sono stati colpiti di anni in anno da cicloni, inondazioni, ondate di calore e altre eventi estremi. Ogni paese è classificato per vulnerabilità in base a questi eventi.
Per il 2018 è il Giappone a guidare la classifica. A seguire ci sono Filippine, Germania, Madagascar, India e Sri Lanka, ma anche Kenya, Rwanda e Canada. Sono paesi economicamente arretrati, ma anche paesi considerati ricchi. Nel caso di eventi climatici estremi non c’è differenza e tutti i paesi rischiano di trovarsi impreparati.
L’Italia è 21esima nella classifica generale e 27esima per perdite di unità del Pil. Sale molto più in alto, all’ottavo posto, se si contano le perdite pro capite. La posizione è la numero 28 per numero di morti, ma sale al sesto posto se si contano le vittime negli ultimi vent’anni compresi i morti per il crollo del ponte Morandi a Genova.
Fra il 1999 e il 2018 l’Italia ha registrato 19.947 morti riconducibili agli eventi meteorologici estremi. Nello stesso arco di tempo le perdite economiche sono state quantificate in 32,92 miliardi di dollari. Solo nel 2018 gli eventi estremi hanno causato in Italia 51 morti e 4,18 miliardi di dollari di perdite. Sempre lo scorso anno sono state le ondate di calore a causare il maggior numero di danni. In Europa, a causa dei cambiamenti climatici, sono cento volte più probabili di un secolo fa.
Per la prima volta si discute a Madrid di strumenti finanziari specifici per i rimborsi delle perdite legate al clima. «Il vertice deve occuparsi di questo aspetto finanziario per aiutare le popolazioni e le nazioni più povere. Sono le più colpite dagli impatti del cambiamento climatico perché prive delle capacità tecniche per affrontare perdite e danni», ha dichiarato Laura Schaefer di Germanwatch.
