Dormire poco per lavorare di più? Non aiuta la produttività
Se considerassimo con attenzione tutti i comportamenti dannosi che mettiamo in atto per la carriera professionale, forse d’istinto smetteremmo di lavorare (salvo poi renderci conto che anche questa opzione non è poi così raccomandabile).
Elenchiamone qualcuno: se lavoriamo in ufficio stiamo ore e ore seduti – spesso in posizioni tutt’altro che raccomandate – fissando uno schermo; saltiamo pasti; talvolta trascuriamo amicizie e famiglia, privandoci di momenti che forse non torneranno più; ignoriamo il nostro ritmo, fisico e mentale, costringendoci a produrre, a fare sempre di più. I risultati non si fanno attendere: come ogni abuso, l’eccesso di lavoro, il cosiddetto workaholism, presenta prima o poi il conto. E fra le voci dello scontrino si leggono in genere analista, osteopata e life coach.
Siamo saliti su una giostra, quella della produttività a oltranza, da cui non riusciamo a scendere. Tutto in nome di una promozione sociale ed economica che in alcuni casi non arriva mai, viste le condizioni del mercato del lavoro che stenta a riprendere quota. E qualcuno, già approdato nell’Olimpo del successo, si pregia di alcuni comportamenti tutt’altro che encomiabili. Fra questi il poco tempo dedicato al sonno. Sì, perché la giornata, mannaggia, ha solo 24 ore; vorrai mica sprecarne un terzo per permettere al tuo corpo e alla tua mente di rimettersi in sesto? Proprio per nulla, roba da lavativi quel cuscino lì. Non per niente, notoriamente «chi dorme non piglia pesci».
Per qualcuno si è così creato un nesso fra svegliarsi prestissimo e il successo. Il New York Times ha recentemente passato in rassegna alcuni uomini e donne di successo che dormono pochissime ore a notte (li trovate nella gallery, se siete curiosi). E per carità, hanno tutti fatto grandi cose nei rispettivi settori, ma a quale prezzo? Ormai perfino i sassi sanno che bene o male dobbiamo dedicare al sonno tra le sei e le otto ore.
Dormire meno fa tutt’altro che bene, anche all’intoccabile produttività. Charles A. Czeisler, professore di Medicina del sonno ad Harvard, definisce il sonno ridotto «un assassino della performance». Dormire quattro ore a notte equivale ad avere gli effetti di una notte insonne. Ne risentono la memoria, l’attenzione, la capacità di focalizzarsi su una questione. Hai voglia poi a preparare la presentazione della vita oppure chiudere il bilancio annuale.
Uno studio dell’Università dell’Arizona, segnalato dall’American Academy of Sleep Medicine, ha provato a quantificare l’effetto della scarsità di sonno sulle performance. Per chi soffre anche solo di un’insonnia moderata, ad esempio, la perdita di produttività rispetto a chi dorme come un ghiro è del 58%; chi russa costantemente – un problema connesso alle apnee notturne – perde fino al 34% delle proprie performance; e coloro che deliberatamente puntano prima la sveglia per produrre di più sperimentano una diminuzione della produttività del 29%, circa un terzo del totale. Senza considerare che dormire meno del dovuto potrebbe non farvi entrare più in quell’abito sartoriale che avete appena acquistato con i soldi guadagnati dormendo pochissimo. Eh sì, scombussolare i ritmi del sonno ha effetti negativi anche sul metabolismo. Un cane che si morde la coda, insomma.
Attenzione perché non vale neanche il giochetto di recuperare nel weekend. Il nostro equilibrio psicofisico reclama regolarità. Quindi ronfare per dodici ora la domenica non sortisce gli effetti sperati, anzi. Se è vero che da un lato tutti – o quasi – abbiamo bisogno di lavorare, dall’altro è indispensabile ritrovare una giusta misura. E anche se inizialmente ci sembrerà di prendere meno pesci, alla lunga ci renderemo conto che per lo meno saremo ancora di maneggiare una canna da pesca!
(Nell’immagine una scena del film L’uomo senza sonno).
