Donald Trump accusato di molestie dalla giornalista Jean Carroll: «Mi spinse contro la parete»
Non è la prima volta che Donald Trump si trova ad affrontare un’accusa di molestie sessuali. L’ultima in ordine di tempo è della giornalista Elizabeth Jean Carroll, opinionista e protagonista per trent’anni della posta del cuore della rivista Elle, che accusa il presidente di averla molestata e poi stuprata 23 anni fa, in un camerino del grande magazzino Bergdorf and Goodman sulla Fifth Avenue, vicinissimo alla Trump Tower. L’episodio è stato raccontato da Carroll, oggi 75enne, in un’intervista al New York Magazine, rilasciata in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro in uscita negli Stati Uniti proprio in questi giorni.
https://twitter.com/NYMag/status/1142311620124827648«Non l’ho mai incontrata. Sta cercando di vendere un nuovo libro: dovrebbe essere venduto nella sezione fiction», chiarisce subito Trump accusando i democratici di aver architettato tutto per mettergli i bastoni fra le ruote. Fra la fine del 1995 e l’inizio del 1996, la giornalista sarebbe stata riconosciuta dall’imprenditore ai grandi magazzini Bergdorf: «Ehi, tu sei quella dei consigli», le avrebbe fatto il magnate prima di chiederle un consiglio per un regalo da fare una ragazza. Cominciano a parlare, Trump si vanta delle imprese che riesce a realizzare grazie ai suoi soldi e, una volta scoperta l’età della Carroll – 52 anni, all’epoca – le dà addirittura della «vecchia». Arrivati al settore lingerie, l’uomo avrebbe chiesto all’opinionista di provarsi un body di pizzo grigio che, dopo le prime resistenze, Elizabeth Joan avrebbe accettato di indossare. A quel punto inizierebbe la violenza: una volta in camerino, «mi spinse contro la parete, colpendomi alla testa molto forte e mise la bocca sulle mie labbra».
«Un attimo dopo, ancora vestito in abito da lavoro, camicia, giacca, cravatta e cappotto, si abbassa la cerniera dei pantaloni e con le dita vicino le mia zone intime, spinge il pene a metà – o tutto, non sono sicura – dentro di me». Il tutto non dura «più di tre minuti», ma Carroll sceglie di non sporgere denuncia alla polizia, ma solo di raccontare l’accaduto a due amiche intime, una delle quali le consiglia di lasciar perdere («Ha 200 avvocati. Ti seppellirà»). La nota rilasciata dalla Casa Bianca punta tutto sull’assenza di prove dell’accaduto: «Ci sono fotografie? Ci sono registrazioni? Video? Denunce? Non c’era alcun dipendente vicino? Vorrei ringraziare Bergdorf and Goodman per aver confermato di non avere una registrazione video di quel presunto incidente, perché non è mai successo». Etichetta, poi, il New York Magazine come «una pubblicazione in via di estinzione» che cerca di «promuoversi diffondendo notizie false», e rincara la dose sostenendo che la signora Carroll sia in combutta con il Partito Democratico.
