Minori e politica: l’affaire Prati-Caltagirone è più che una messa in scena
Da quando è esploso il caso Prati-Caltagirone, tra profili fake e confessioni in lacrime, in molti si sono posti la più banale delle domande: ma tutto questo perché? Ecco che Dagospia, grazie a screenshot e testimonianze, ha ricostruito l’assurdo sistema creato – pare – dalle due agenti Pamela Perricciolo e Eliana Michelazzo: un meccanismo caratterizzato da «ricatti e dati sensibili», emerso al grande pubblico a causa del coinvolgimento dell’ex soubrette del Bagaglino, ma che già negli anni passati aveva mietuto vittime.
Ben prima che la Prati entrasse in scena, infatti, il fantomatico Mark Caltagirone aveva agganciato online l’onorevole Wanda Ferro, di Fratelli d’Italia, con il quale aveva iniziato una sorta di relazione, anche se soltanto virtuale. Lei non incontrò mai Mark, ovviamente, in compenso però conobbe il presunto figlio di Caltagirone, Sebastian, come svela Il Fatto Quotidiano che mostra la foto insieme. Su internet era stato fatto un profilo ad hoc al ragazzo, con tanto di commenti e video-dediche di star come Anna Falchi.
Residente in Corsica, grande tifoso della Lazio e con un papà imprenditore sempre in giro per lavoro: così si presentava su Instagram quel ragazzo usato anche per due uscite pubbliche, con la Ferro appunto e anche con Pamela Prati, davanti all’amica Milena Miconi. Fin quando la vera mamma del ragazzo, attraverso la trasmissione di Barbara D’Urso, non ha scoperto tutto: «Mio figlio pensava di partecipare al casting di una fiction, con foto e messaggi vocali», ha denunciato la donna proprio a Live – Non è la D’Urso.
In effetti di fiction si trattava, ma sono le motivazioni a fare paura: Dagospia infatti rivela che, una volta rotto il rapporto Caltagirone-Ferro, il fantomatico Mark ha scritto in privato ad Alessia Bausone, politica del PD calabrese, descrivendo la Ferro come una mamma degenere che ha abbandonato al papà un bambino malato di tumore. Cosa di preciso volesse ricavare da queste fasulle rivelazioni non è dato saperlo, certo è che la Bausone ha fiutato la fregatura, ha salvato immagini e messaggi e ha poi scritto proprio a Dagospia.
Dove può arrivare questa vicenda? Di sicuro, visti gli avvocati ormai in campo, nelle aule di qualche tribunale.
