Cannabis: no alla commercializzazione in Italia, cosa succede al settore?
La legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti «derivati dalla coltivazione della cannabis». Fra questi l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina (le altre parti della pianta sono utilizzate per uso industriale: tessuti, carta ecc.). È la sentenza, attesa da tempo, della Cassazione, a sezioni unite penali. Ha decretato che commercializzare i prodotti derivati dalla cannabis light è un reato. Sono a rischio le decine di negozi che vendono questi prodotti.
Non è tutta la canapa coltivata che finisce sotto accusa. Resta lecita «unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole». In questo catalogo sono elencati i prodotti che possono essere commercializzati che hanno anche fini medici.
I particolari arriveranno nelle prossime settimane quando saranno depositate le motivazioni della sentenza. Certo è che quella finita al bando è la cannabis «sativa L» con l’eccezione dei prodotti «in concreto privi di efficacia drogante».
Secondo l’avvocato Carlo Alberto Zaina, che assiste il commerciante di Ancona denunciato l’estate scorsa e che ha fatto ricorso: «Per come è scritta la massima della Cassazione non scioglie alcuni nodi, come quello della definizione dell’efficacia drogante. Aspetto la motivazione completa per capire di più di quello che ha portato alla decisione». Due sentenze della Cassazione del passato avevano decretato il contrario.
Già ora però decine di cannabis shop potrebbero essere costretti a chiudere perché non potranno più vendere i prodotti elencati nella sentenza derivati dalla cannabis light. Questi prodotti hanno un contenuto di Thc, il principio attivo che dà effetti psicotropi, tra lo 0,2 e lo 0,6% e non sono quindi privi di effetto drogante secondo la sentenza che riferisce questa quantità alla pianta coltivata, non al prodotto finito.
I punti vendita in Italia sono più di 600 e danno lavoro, indotto compreso, a più di 10mila persone. Secondo la Coldiretti, negli ultimi cinque anni in Italia la superficie di terreni coltivata a cannabis sativa è passata da 400 a 4000 ettari.
«Non sono sorpreso dalla sentenza, mi dispiace per i posti di lavoro, che spero possano essere riconvertiti. Ma è un messaggio chiaro, chiarisce una cosa ovvia, la droga fa male e ci si può divertire in modo diverso», ha detto il vicepremier Matteo Salvini che da tempo ha lanciato una campagna contro la cannabis light.
Altro percorso quello della cannabis terapeutica che è un farmaco per alleviare, per esempio, gli effetti della chemioterapia. Si vende solo dietro presentazione di ricetta medica nelle farmacie ospedaliere o territoriali autorizzate. Questa è ottenuta da piante con un thc tra 7 e 22%.
