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Май
2019

Se le sigarette costassero il doppio, gli italiani smetterebbero di fumare?

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Alcuni vizi sono duri a morire. Altri sono estremamente pericolosi. Le sigarette appartengono a buon titolo a entrambe le categorie. Il fumo seduce, cattura e in diversi casi si rivela un’attrazione fatale. Un dato è sufficiente a dimostrarlo: ogni anno in Italia muoiono 70.000 persone a causa del fumo.

E non sono bastate fior fior di campagne di dissuasione. Non ci sono più pubblicità in televisione; non si può più fumare in molti contesti pubblici (ora sembra assurdo, ma fino a una trentina di anni fa si fumava anche in aereo); i pacchetti di sigarette e tabacco sono costellati di messaggi e immagini che dovrebbero indurre chiunque a smettere.

Eppure, niente da fare: secondo l’ultima indagine condotta su 1500 italiani da AstraRicerche, commissionata dalla Fondazione Umberto Veronesi in occasione del World No Tobacco Day 2019, il 38,7% degli intervistati dichiara di fumare almeno tre sigarette al giorno. Quattro italiani su dieci, insomma.

Ma ciò che forse è più preoccupante è che a fronte delle diverse – e nobili – misure adottate, secondo i dati dell’indagine, rispetto a 3 anni fa, il 31.8% dei fumatori ha aumentato il numero di sigarette, mentre solo il 19.9% lo ha diminuito.

Percepiscono di avere una dipendenza anche coloro che fumano in modo moderato, cioè fino a 5 sigarette al giorno. La metà di questi (51%) ammette che farebbe fatica a smettere e in generale quasi il 70% dei fumatori ammette di avere bisogno della sigaretta.

E SE IL COSTO DELLE SIGARETTE RADDOPPIASSE?
L’indagine ha posto in evidenza un aspetto interessante. Ha chiesto cioè agli intervistati cosa farebbero se il costo di questo vizio fosse più elevato.

Ebbene: smetterebbe il 5.1% se il prezzo aumentasse del 20%, cioè in modo moderato. Ma la percentuale di chi direbbe addio al fumo quadruplica (20,4%) se il prezzo salisse del 50%. Infine, un raddoppio del prezzo farebbe smettere quasi la metà dei fumatori intervistati (45.9%) e diminuire un ulteriore 32.4%.

Un dato che fa riflettere. Ragionandoci – per quanto assurdo – sembra che il denaro sia una motivazione più forte della salute. Forse perché l’aumento del primo sarebbe tangibile da subito, mentre una patologia derivante dal fumo – sono molte e non si limitano al tumore ai polmoni, per citare forse la più nota – rimane per molto tempo (spesso, fortunatamente, per sempre) un’eventualità. Ma forse un po’ tutti i fumatori, a onor del vero, hanno notato una diminuzione delle sigarette quando si trovano in paesi in cui il tabacco costa molto. Un pacco di sigarette in Australia, per esempio, si aggira sui venti euro e comprarne uno al giorno diventa molto oneroso per le tasche.

Fra gli intervistati si è detto favorevole a un ipotetico raddoppio del prezzo il 57,3%; ma solo nel caso in cui l’extra gettito fiscale derivante venisse utilizzato per campagne antifumo, per la prevenzione e la cura delle patologie correlate al fumo. Insomma, va bene pagare di più allo Stato, ma a patto che i soldi vengano poi utilizzati per intervenire in modo virtuoso sui danni di questa dipendenza.

IL PASSAGGIO ALLE SIGARETTE ELETTRONICHE
Nell’ipotesi di un aumento del costo del tabacco, il 70.9% degli intervistati passerebbe alle sigarette elettroniche. Una possibilità che per il momento non è possibile etichettare come positiva o negativa. «La maggior parte dei consumatori pensa che le sigarette elettroniche e i nuovi dispositivi a tabacco riscaldato siano meno dannosi per la salute» spiega Roberto Boffi, responsabile della pneumologia alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. Ma «l’eventuale minore tossicità deve ancora essere dimostrata in laboratorio da studi indipendenti e da studi epidemiologici di popolazione».

Nella gallery trovate altre informazioni curiose emerse dall’indagine della Fondazione Umberto Veronesi.

(Foto: unsplash.com).

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