H ouston, abbiamo un problema. C'è chi vola verso il cielo, e poggia i propri scarpini sulla luna, e chi sta a guardare: col binocolo. Houston, abbiamo un problema, mentre i francesi gongolano con Thibaut Pinot e il D'Artagnan in giallo Julian Alaphilippe, noi, dal nostro osservatorio, ci limitiamo ad osservarli.È vero, siamo qui con soli 15 corridori, diventati 14 dopo il ritiro forzato di Alessandro De Marchi, tornato a casa con una clavicola rotta e un polmone lacerato da due costole. Siamo qui con soli due corridori da Grandi Giri. Il convalescente Fabio Aru, operato all'arteria iliaca femorale il 1 aprile scorso, e l'immenso Vincenzo Nibali, 34 anni, vincitore di Giro Tour e Vuelta più altre preziose corse Monumento, secondo al Giro soltanto qualche settimana fa e qui in Francia contro la propria volontà.E qui sta il punto. Il siciliano s'impunta e punta tutto sul Giro, contro il volere della Bahrain - il suo team che chiede con forza il Tour. Niente da fare: Nibali vuole il terzo Giro. Peccato che il percorso della Grande Boucle è lì da vedere: poca cronometro e tantissima salita. Tre arrivi oltre i duemila metri: sembra disegnato per lui.Ma quando si rompe un rapporto fiduciario, si raccolgono i cocci. Il prossimo anno Vincenzo toglierà il disturbo, per approdare all'americana Trek Segafredo. Resta però il dispiacere di un'occasione sprecata: un Tour così non l'avrà mai più.Mentre gli altri sul Tourmalet volano e vedono la luna, noi siamo a terra. img src=http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/10/15/1539586322-nibali.jpg /